Dopo aver risposto alle domande di tanti genitori in anni di Open Day e incontri, sappiamo bene quali sono i dubbi, le critiche e i luoghi comuni di cui da sempre il Metodo Montessori è stato oggetto. Per molti genitori queste opinioni sono cambiate alla luce dei risultati che hanno visto con i loro bambini, dopo aver conosciuto cos’è davvero la scuola Montessori.
Tuttavia abbiamo recentemente osservato come negli ultimi anni il Metodo Montessori sia entrato al centro di discussioni alimentate in parte da commenti (spesso pubblicati online) che sollevano dubbi a partire da esperienze personali, o interpretazioni parziali, e in parte dall’inserirlo all’interno di discorsi politici e sociali che, oltre a semplificarlo (talvolta in modo strumentale), lo interpretano al di fuori del suo contesto storico e dei veri principi su cui si fonda.
Non esistono metodi d’insegnamento universalmente validi o migliori in senso assoluto. Come scuola crediamo che il rapporto con le famiglie sia fondamentale e per questo riconosciamo l’importanza del fatto che i genitori ritrovino nel Metodo Montessori i loro stessi valori. Ma affinché i genitori possano fare una scelta realmente informata, è importante che le idee alla base della pedagogia Montessori siano presentate in maniera autentica, a partire dalla visione originale che ha portato alla sua nascita e in seguito alla sua diffusione in tutto il mondo. Se non si comprende davvero cosa significa mettere il bambino al centro della scuola, allora si apre la strada a numerosi fraintendimenti e concezioni errate sul Metodo Montessori.
Per fare chiarezza, dare un maggiore contesto con cui confrontare le critiche più frequenti e spiegare cosa distingue una scuola Montessori, abbiamo deciso di scrivere questo articolo. Partiamo quindi dal rispondere ad alcune domande…
Indice
1. È vero che il Metodo Montessori non prepara alle scuole successive?
2. È vero che nel Metodo Montessori non ci sono regole?
3. È vero che nel Metodo Montessori i bambini devono fare tutto da soli?
4. Il Metodo Montessori è un’ideologia rigida?
5. È vero che qualsiasi scuola ormai può definirsi Montessori?
1. È vero che il Metodo Montessori non prepara alle scuole successive?
Che si tratti del passaggio da Scuola dell’Infanzia a Scuola Primaria, o da Scuola Primaria a Scuola Media, questa è una delle domande che abbiamo ricevuto più frequentemente e spesso riscontrato nei discorsi sul Metodo Montessori.
In generale nasce dal diffuso preconcetto della scuola Montessori come fondata sulla libertà assoluta del bambino, dove non essendoci organizzazione anche l’apprendimento è libero e la preparazione offerta incerta o incompleta.
Si tratta fondamentalmente dell’idea che il lasciare troppo spazio all’iniziativa del bambino non permetta di garantire l’acquisizione delle competenze di base necessarie per le scuole successive. È molto importante chiarire che la sua semplicistica interpretazione come “scuola libera” sia uno dei maggiori fraintendimenti sul metodo Montessori, ma soprattutto sottolineare che l’acquisizione delle competenze di base, ovvero lettura, scrittura e calcolo, ha un ruolo fondamentale nella pedagogia Montessori. L’applicazione del Metodo non può prescindere dall’uso di un insieme di precisi materiali – chiamato “Materiale Scientifico” dalla Montessori – studiati e realizzati specificamente per l’apprendimento delle competenze di base.
La mancata comprensione di come viene usato il materiale scientifico è un esempio di fraintendimento comune che si riflette sulla valutazione del Metodo in generale. Questi materiali sono utilizzati dal bambino secondo i propri tempi e la sua iniziativa, ma l’insegnante ha l’importante compito di illustrarglieli, di accertarsi che li abbia compresi e di monitorare i risultati nell’apprendimento attraverso l’osservazione costante. In altre parole, il fatto che il bambino lavori autonomamente non vuol dire che non si faccia una valutazione sulle competenze! Al contrario l’insegnante osserva continuamente la classe intervenendo anche individualmente sui bambini che dovessero richiedere una maggiore attenzione.
Sul valore del Metodo Montessori nell’apprendimento delle competenze di base i risultati sono facilmente riscontrabili. La loro acquisizione comincia già dalla Scuola dell’Infanzia, facilitando spesso il passaggio alla Scuola Primaria attraverso un preciso lavoro di predisposizione.

Anche l’attenzione e il rispetto per i tempi individuali del bambino e il rifiuto di tabelle temporali troppo rigide ha portato alcuni a pensare che il Metodo non presupponga nessun controllo sul raggiungimento di risultati. In casi di estrema banalizzazione e incomprensione del Montessori, alcuni genitori sono arrivati a credere (e a volte scrivere…) che se un bambino è uscito da una scuola Montessori (o almeno una che così si definisce) senza aver acquisito le competenze necessarie è perché il Metodo prevede di “lasciarlo fare secondo i suoi tempi”.
Ma tempi e traguardi da raggiungere nel Metodo sono dettati in modo esatto, anche se con più ampio respiro, dalle fasi dello sviluppo del bambino. Se si cominciano a gettare le basi per la lettura, la scrittura e il calcolo già a partire dalla Scuola dell’Infanzia, è perché la mente dei bambini in questa specifica fascia d’età è particolarmente predisposta. Una mancata acquisizione può essere dovuta a numerosissimi fattori, ma assolutamente in nessun caso dipende dalle scelte del Metodo né è “prevista” da una Scuola Montessori!
I dubbi sull’acquisizione delle competenze sono il più delle volte riconducibili all’idea che il lasciare spazio all’autonomia del bambino comporti una mancanza di sufficiente controllo nella sua educazione. Si tratta di una sfaccettatura della preconcezione più ampia della “scuola non scuola”, dell’ “educazione che non educa”, che porta alla preoccupazione, infondata, per il passaggio del bambino da scuola Montessori a scuola tradizionale. Questo pregiudizio infatti non si limita solo al problema delle competenze, ma riguarda anche il dubbio sull’insufficiente grado di scolarizzazione ed educazione al contesto sociale della Scuola Montessori, il che ci porta alla seconda e anche più diffusa critica…
2. È vero che nel Metodo Montessori non ci sono regole?
Il pregiudizio più diffuso, quello che ha sentito chiunque si sia interessato di pedagogia Montessori e probabilmente anche il fraintendimento che è sempre stato all’origine della maggior parte delle critiche: “nella scuola Montessori non ci sono regole”. Mettere al centro il bambino significherebbe non educarlo. Lasciare che segua le sue spinte interiori significherebbe permettergli di fare confusione e assecondarne i capricci. Una maestra che non stabilisce le attività del gruppo porterebbe a una scarsa organizzazione sociale, eccetera.
Si potrebbero citare numerosi altri esempi ma la maggior parte di questi pregiudizi ha in verità una radice comune. Possono essere accomunati dal non comprendere in che modo la pedagogia Montessori considera il bambino. Forse sarebbe più corretto dire che in effetti sono basati sugli stessi pregiudizi sui bambini che la Montessori ha confutato nella sua ricerca. La logica è all’incirca questa: siccome i bambini non educati non hanno regole e la scuola Montessori asseconda i bambini, allora la scuola Montessori promuove l’assenza di regole e di struttura.
L’originalità del pensiero di Maria Montessori risiede nel contestare questa premessa: che i bambini non ricerchino ordine e armonia senza che gli vengano insegnate da un’autorità. Si tratta in realtà di un aspetto centrale della pedagogia Montessori.
Assecondare le spinte interiori del bambino, metterlo al centro, significa dare spazio al desiderio di armonia che nel bambino è già presente. Per farlo è necessario creare un ambiente che gli permetta di vivere e sviluppare questa sua parte gradualmente. Un ambiente che per questo deve essere armonioso e ordinato e nient’affatto privo di regole.
Se si considera che il bambino ha in sé anche il desiderio di cercare armonia, cooperazione, concentrazione e indipendenza allora molte ragioni dell’organizzazione di una Scuola Montessori, delle sue scelte, diventano molto più chiare. Non si tratta di assecondare a priori ogni atteggiamento del bambino, di porlo al di fuori delle regole, ma di dargli un ambiente, un contesto dove il desiderio di armonia si sviluppi, dove la regola può essere ricercata e interiorizzata perché ha una ragione e non soltanto perché è imposta rigidamente dall’adulto.
È per questi motivi che l’ambiente della Scuola Montessori dà un valore aggiunto all’ordine, alla cooperazione, al lavoro organizzato e anche a precise regole. Ciò che distingue la pedagogia Montessori è, forse più di ogni altra cosa, il ruolo che ha il bambino nella costruzione di questa armonia. Il bambino prende parte nella sua creazione, non ne è escluso. Anche per questo lo spazio della scuola deve essere “a misura di bambino”…

3. È vero che nel Metodo Montessori i bambini devono fare tutto da soli?
Nel filone delle critiche già viste rientrano certamente anche i dubbi sul ruolo dell’insegnante e il valore che viene dato alla coesione sociale nella Scuola Montessori. Abbiamo letto non senza una certa sorpresa commenti di genitori preoccupati per la poca integrazione dei figli all’interno di scuole (che si definiscono) Montessori che hanno attribuito il problema al Metodo. Così come abbiamo trovato opinioni che raccontano una Scuola Montessori troppo individualistica, che non si cura dell’integrazione e della coesione tra bambini. Alcuni commenti di genitori raccontavano di bambini frustrati lasciati a svolgere i propri compiti da soli perché la scuola Montessori promuoverebbe l’autonomia “a ogni costo” mentre, per assurdo, i commenti di alcuni opinionisti dicono invece che i bambini nella scuola Montessori sono viziati e non conoscono il fallimento.
Entrambe le opinioni sono dovute al, già visto, pregiudizio errato della Scuola Montessori come ambiente senza struttura. In questo genere di commenti la preconcezione è concentrata sul ruolo dell’insegnante nel guidare le attività e nel garantire la coesione del gruppo. Se l’insegnante è un’osservatrice, allora i bambini sarebbero lasciati a se stessi, oppure farebbero quello che vogliono. Se il suo compito non consiste principalmente nel dirigere le attività di gruppo, allora non si avrebbe una classe ma un insieme di individui non scolarizzati (e anche per questo, poi incapaci di integrarsi nelle scuole successive…).
Si tratta ancora una volta di errori di interpretazione dovuti al fraintendimento sul valore del bambino nella pedagogia Montessori.
La pedagogia Montessori non prevede che il bambino apprenda da solo, ma si concentra sul dargli gli strumenti per sviluppare l’autonomia. Non prevede che non ci siano regole sociali, ma permette che i bambini sviluppino dinamiche relazionali senza che siano dettate dall’adulto, seguendo una naturale tendenza alla cooperazione.
Il bambino non è lasciato a sé stesso, ma “aiutato a fare da solo”.
Questo significa predisporre uno spazio che preveda e incoraggi l’attività individuale del bambino, non che non venga guidato. Neppure si tratta di non avere vincoli e giudizi oppure di vincere sempre, perché anche nell’attività individuale il bambino dovrà confrontarsi con fallimenti e frustrazioni che lo prepareranno a sfide future.
L’enfasi per l’attività individuale e la concentrazione non significa neppure assenza di struttura sociale. La Montessori parte invece dalla consapevolezza che il bambino cerca naturalmente la cooperazione, avendo osservato e documentato nei suoi testi molti esempi di bambini che spontaneamente si aiutano a crescere, anche tra fasce di età diverse.
La maestra montessoriana spiega le regole della convivenza ed osserva continuamente la classe per assicurare le giuste dinamiche di integrazione, intervenendo dove necessario ma senza togliere al bambino la possibilità di svilupparle anche spontaneamente come individuo.

4. Il Metodo Montessori è un’ideologia rigida?
Se in molti esprimono perplessità sulla presunta troppa libertà della scuola Montessori, ci sono opinioni completamente all’opposto che vi vedono un’eccessiva rigidità, a volte anche quasi una forma di dogmatismo. Pertanto dall’altro lato della critica troviamo voci che descrivono la scuola Montessori come una struttura di pregiudizi “adulti”, che impone al bambino una visione ben precisa di come stare al mondo, un’impostazione pervasiva, difficile da riconoscere proprio perché dissimulata da un’apparente libertà. Il bambino non sarebbe autonomo ma anzi verrebbe continuamente educato proprio attraverso l’ambiente, un maestro onnipresente e per questo ancora più efficace nel condizionarlo.
Ancora una volta, osserviamo come il fraintendimento degli aspetti più fondamentali del pensiero di Montessori porti a critiche tra loro in contraddizione. Da un lato quanti credono che il Metodo Montessori lasci il bambino in balia dei propri istinti. Dall’altro la posizione di chi lo vede come uno strumento educativo totalizzante e pervasivo. Quanti credono che l’assenza di struttura porti mancanza di sviluppo e quindi di educazione, e quanti vi vedono un eccesso di struttura e ordine.
Ma il Metodo Montessori non parte da nessun presupposto simile né può essere associato a pregiudizi di questo genere. La ragione è che al centro dello studio di Maria Montessori e del successivo sviluppo della sua pedagogia sta l’osservazione del bambino, della sua natura, del suo modo di conoscere, proprio per sottrarlo ai pregiudizi e agli schemi con cui l’adulto spesso lo vede. È a partire da questo riconoscimento che si può trovare una strada per sviluppare il desiderio di armonia e ordine del bambino e insegnargli così le competenze, la scolarizzazione, la socializzazione e il suo ruolo nel mondo.
Per questo non si tratta né di avere metodi educativi troppo rigidi, né troppo permissivi. Se si riconosce la natura del bambino e lo si “aiuta a fare da solo” non serve contrapporre questi due approcci. Non si tratta di educare pervasivamente, né di mistificare il bambino. Ma solo di riconoscerlo in quanto tale. Il Metodo Montessori parte quindi dall’osservazione. È un metodo empirico e scientifico.
Maria Montessori è stata prima di tutto una scienziata, prima Dottoressa con specializzazione in Psichiatria in Italia. Il suo lavoro non parte da presupposti aprioristici, né si è mai adattato a forme di dogmatismo ideologico, come riprova il conflitto a cui giunse con il regime fascista che la portò all’allontanamento dall’Italia. In quanto metodo scientifico adatta le sue previsioni ai risultati dell’osservazione e pertanto non può funzionare né come struttura dogmatica, né come visione naïve del bambino, poiché in entrambi i casi ci si muove a partire da pregiudizi non empirici. È in questo cambio di prospettiva che sta la modernità del metodo Montessori e probabilmente la ragione della sua grande diffusione.
5. È vero che qualsiasi scuola ormai può definirsi Montessori?
In conclusione, tra le diverse preoccupazioni diffuse e opinioni negative che abbiamo visto, l’idea che la definizione Montessori venga sempre più spesso usata erroneamente è la prima che ci sentiamo di condividere!
Questo fenomeno non riguarda solo istituti che si accontentano di un’applicazione parziale del Metodo per definirsi montessoriani. Sempre più spesso l’etichetta Montessori viene applicata anche a ogni sorta di gioco e materiale ‘educativo’, in molti casi in modo completamente arbitrario, sviando molti dal comprendere il rigore scientifico che c’è dietro il metodo. Il fatto che molti istituti si qualifichino come montessoriane applicando il Metodo in modo libero e parziale è invece una delle cause principali delle molte critiche infondate, ma diffuse, che gli vengono attribuite e che abbiamo cercato di affrontare in questo articolo.
Avendo cercato di chiarire alcuni concetti fondamentali, speriamo di avere dato delle delucidazioni per comprendere cosa distingue l’educazione montessoriana da altri approcci. Finora abbiamo approfondito concetti e presupposti. Ci teniamo quindi a definire un ultimo aspetto. Come vengono applicati questi concetti in una vera scuola? Come si riconosce una scuola autenticamente montessoriana?
Il presupposto fondamentale resta l’ambiente. Una scuola che voglia applicare i veri principi definiti da Maria Montessori non può farlo senza la predisposizione degli ambienti e la presenza di insegnanti che sappiano come realizzarli e farli conoscere ai bambini. I materiali scientifici per l’acquisizione delle competenze di base, l’ordine e la cura per assecondare la ricerca di armonia, l’utilizzo di mobili e materiali a misura di bambino, la presenza di aule comunicanti per favorire la relazione tra bambini di fasce di età diversa, l’accesso a spazi verdi per l’esplorazione diretta della natura. Sono solo alcuni dei numerosissimi elementi che servono a realizzare la visione di una Scuola Montessori. Un momento fondamentale agli inizi dell’opera di Maria Montessori fu la predisposizione delle prime Case dei Bambini nel quartiere San Lorenzo. La sua pedagogia non poteva essere applicata diversamente, in astratto.
Crediamo fermamente che una scuola Montessori non possa essere descritta, ma che debba essere vista per essere compresa appieno. Da anni il progetto delle nostre Scuole è la creazione di un ambiente progettato in ogni dettaglio per l’applicazione della vera pedagogia montessoriana. Per raccontarvelo non possiamo fermarci a spiegare la teoria, ma invitiamo genitori, famiglie, insegnanti o chiunque sia interessato alla pedagogia Montessori, a visitare le nostre scuole.

Chi siamo
Il Bambino nel Mondo è una scuola a Roma che offre un percorso Montessori completo. Per conoscerci vi invitiamo a partecipare ai nostri Open Day.
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